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Il burnout del Dirigente

Il burnout del dirigente: prove e nesso causale con i comportamenti datoriali

Il burnout è una sindrome legata allo stress lavorativo cronico, caratterizzata da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale.

Tale sindrome può colpire anche i dirigenti, i quali affrontano pressioni significative legate alle responsabilità e alle aspettative aziendali.

Di seguito riportiamo alcuni esempi di comportamenti datoriali che possono contribuire al burnout del dirigente:

  • carico di lavoro eccessivo: l’imposizione di un carico di lavoro eccessivo senza adeguati periodi di riposo può portare a stress cronico e burnout. La Corte di Cassazione ha sottolineato che la sistematica violazione dei limiti orari e la mancata concessione di riposi adeguati possono costituire una violazione dell’art. 2087 c.c., che tutela l’integrità psico-fisica del lavoratore (Cass. Civ., sez. lav., n. 16711 del 05-08-2020).
  • mancanza di supporto organizzativo: la carenza di supporto e la mancanza di risorse adeguate o di personale, può aumentare il livello di stress e contribuire al burnout. La giurisprudenza ha evidenziato che l’organizzazione del lavoro e la predisposizione dei turni sono responsabilità del datore di lavoro e che la loro inadeguatezza può portare a responsabilità per danni alla salute (Tribunale Ordinario Cosenza, sez. lav., sentenza n. 563/2021).
  • comportamenti vessatori o mobbing: comportamenti sistematici e reiterati di mobbing, come persecuzioni psicologiche o discriminazioni, possono causare gravi danni alla salute mentale del lavoratore, in merito, la giurisprudenza ha chiarito che il mobbing può includere una serie di azioni ostili che ledono l’equilibrio psico-fisico del dipendente (Tribunale Ordinario Roma, sez. lav, sentenza n. 7325/2020).
  • ambiente di lavoro tossico: un ambiente di lavoro caratterizzato da conflitti interpersonali non gestiti o da una cultura aziendale negativa può contribuire al burnout. La giurisprudenza ha sottolineato l’importanza di prevenire e rimuovere situazioni di tensione interpersonale per tutelare la salute dei lavoratori (Tribunale di Venezia, Sentenza n. 359 del 30 maggio 2024).
  • dequalificazione professionale: la dequalificazione o il demansionamento ingiustificato possono portare a un senso di frustrazione e perdita di motivazione, contribuendo al burnout e, a tal proposito, la giurisprudenza riconosce che tali pratiche possono costituire una violazione dei diritti del lavoratore e causare danni psicologici (Tribunale Ordinario Modena, sez. lav., sentenza n. 373/2023).

Prove necessarie per dimostrare il burnout in giudizio

Il burnout del Dirigente

Per ottenere il riconoscimento del burnout come malattia professionale e il conseguente risarcimento, il dirigente deve fornire prove concrete che dimostrino il nesso eziologico tra il proprio stato di salute e i comportamenti datoriali.

La giurisprudenza ha delineato chiaramente che l’onere probatorio è a carico del lavoratore, pertanto, il dirigente, in quanto lavoratore, ha l’onere di provare:

  • le condizioni lavorative stressogene: deve documentare le specifiche condizioni lavorative che hanno contribuito al burnout del dirigente, come un carico di lavoro eccessivo, orari prolungati, mancanza di supporto o comportamenti vessatori.
  • il danno alla salute: è essenziale fornire certificazioni mediche che attestino la diagnosi di burnout e la sua correlazione con l’attività lavorativa. La documentazione deve essere dettagliata e basata su riscontri oggettivi, non su mere dichiarazioni anamnestiche.
  • il nesso causale: deve dimostrare che esiste un legame diretto tra le condizioni lavorative e il danno alla salute. Questo può essere fatto attraverso perizie mediche, testimonianze, corrispondenza e documentazione aziendale.

Conclusioni

Il burnout del dirigente è una realtà che può avere gravi conseguenze sulla salute e sulla carriera, tuttavia, per ottenere il riconoscimento del danno e il risarcimento, è fondamentale che il dirigente fornisca prove concrete e dettagliate del nesso eziologico tra i comportamenti datoriali e la propria condizione di salute.

La giurisprudenza ha chiarito che l’onere della prova grava sul lavoratore, il quale deve dimostrare l’esistenza del danno, la nocività dell’ambiente di lavoro e il nesso causale tra i due. Solo attraverso una documentazione accurata e una solida strategia probatoria, il dirigente potrà ottenere giustizia e tutela dei propri diritti.

Per approfondimenti: marcopola@npassociati.com

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